Arci Solidarietà Onlus è impegnata dal novembre 2007 nella gestione dei villaggi attrezzati di Candoni e Lombroso. Il lavoro svolto in questi anni nei due villaggi rom è andato nella direzione del superamento di interventi emergenziali o puramente assistenziali per innestarsi su strategie reali, anche se graduali, di integrazione.
Ciò è stato attuabile grazie all’integrazione dei progetti di scolarizzazione, di gestione e, laddove presente, cello sportello sanitario, garantendo ad un intervento multidisciplinare integrato il carattere della continuità e, quindi, del raggiungimento di obiettivi sul più lungo periodo. La sinergia e la trasversalità dei progetti hanno consentito il rafforzamento e l’ampliamento delle azioni di prevenzione, monitoraggio, sostegno, orientamento, mediazione e messa a punto della rete territoriale ed istituzionale. Il coordinamento integrato dei progetti, il lavoro in staff e di rete, svolto in maniera costante e continuativa ed il conseguente rafforzamento dell’intervento di mediazione con la comunità, ha favorito un accesso decisamente più consapevole sia allo sportello interno al campo che ai servizi esterni da parte delle comunità rom, creando un ponte fra la popolazione del campo, i servizi e le istituzioni che risulta definito ma flessibile in base alle esigenze specifiche ed alle attività, articolate in diversi aspetti e svolte in vari spazi e momenti dentro e fuori dal Campo.
La modalità operativa utilizzata è quella della fruizione efficiente ed efficace della rete territoriale sociale ed istituzionale, partendo da un’attenta analisi della domanda, verifica e produzione di tutti i documenti utili e necessari, dell’invio tramite il collegamento diretto con i referenti dei servizi e la costruzione di volta in volta di “buone prassi” funzionali sia ai servizi stessi che alla comunità. I nodi della rete territoriale ed istituzionale sono molteplici e diversi e si compongono e scompongono a seconda delle necessità attraverso un meccanismo caratterizzato dalla flessibilità e dalla differenziazione di interventi, volto a fornire risposte ai diversi bisogni, assicurando al contempo un certo grado di umanizzazione dei servizi stessi. L’attività di interazione con i vari nodi della rete è funzionale quindi al miglioramento reciproco della capacità di azione nel fronteggiare le criticità.
Le modalità di sviluppo del lavoro e discussione di strategie con i singoli nodi di rete comprendono interventi settoriali oramai consolidati e sistematici che hanno consentito, oltre ad una pianificazione mensile per le diverse aree d’intervento, la creazione di procedure stabili per la risoluzione di alcune criticità e, a partire dai punti di forza così consolidati, di gettare quelle premesse metodologiche per fronteggiare nuove problematiche.
Inoltre l’attivazione ed il coordinamento di rete diventa uno strumento fondamentale nella realizzazione di interventi mirati rispetto a problemi che per la loro caratterizzazione non sono mai predefinibili; in questo caso il lavoro si articola nella creazione di una rete ad hoc in modo che si mettano in moto le risorse necessarie per risolvere il problema nella sua specificità. Infatti, una delle attività più importanti nell’orientamento riguarda proprio l’aiuto non solo nell’informazione rispetto all’ubicazione dell’ufficio competente o nell’accompagno, quanto nell’esperienza positiva di risoluzione e rassicurazione nelle problematiche che di volta in volta vengono affrontate, risultato della continuità della presenza degli operatori, che ha trovato nella fiducia relazionale la possibilità di avviare ad esempio una serie di progetti satellite rivolti agli adolescenti ed alle donne, coinvolgendo le famiglie ed attuando i primi movimenti di cambiamento culturale.
Parallelamente gli interventi pongono l’attenzione sul pieno coinvolgimento e la corresponsabilizzazione della persona portatrice del problema che da utente o semplice beneficiario diviene partner attivo, potenziale definitore dei propri bisogni.Il lavoro di rete opera dunque sinergicamente con i sistemi agendo a partire dai punti di forza nella creazione di movimenti ed automatismi sociali. L’esperienza pregressa mostra infine che la messa a regime di tavoli di lavoro operativi accelera i processi di costruzione di “buone prassi” col conseguente alleggerimento dei carichi di lavoro nelle risorse dei servizi sociali e la maggior fruibilità, in termini di efficacia e di efficienza (quindi di risparmio per le istituzioni pubbliche con estrema garanzia di qualità) della rete attiva del territorio. Le basi gettate in questi anni
consentono finalmente di avviare un intervento qualitativo mirato alla progettualità in termini di autonomia economica delle famiglie rom e, di conseguenza, abitativa.













