Il contesto sociale in cui vive la popolazione Rom, risulta essere contrassegnato da forte disagio sociale spesso caratterizzato dall’esclusione nell’ambito dei processi produttivo-lavorativi ad ampio spettro. Si tratta di una popolazione particolarmente a rischio sia per la giovane età delle donne che diventano madri, sia per il numero dei figli, nonché per la mancanza di adeguate strutture di primo intervento negli insediamenti, le carenze lavorative ed educative e, non ultimo, l’insufficiente accesso alle strutture sanitarie. Anche l’accesso al mercato del lavoro è molto basso, in particolare per le donne: solo 17 donne su 100 dichiarano di lavorare mentre la maggior parte ammette di essere dipendente economicamente dal marito. Il contesto socio-culturale di appartenenza è, come noto, generalmente molto disagiato, soprattutto per quanto riguarda la condizione abitativa.
Il progetto “Or.Me. Orientamento mediatori” assume come priorità il tema dell’identità differente, affinché la diversità venga valorizzata e non sia percepita necessariamente come fattore negativo. La valorizzazione delle caratteristiche socio-culturali di cui sono portatori i soggetti Rom e Sinti, può rappresentare infatti il punto di partenza per impostare un’adeguata prassi di accoglienza nel gruppo e per costruire una corretta integrazione. Allo stato attuale i dati riflettono la problematica della difficile fruibilità delle strutture sanitarie da parte dei cittadini Rom che vivono nel territorio della Provincia di Roma. A causa di queste difficoltà, si rivolgono, spesso anche in modo improprio, alle strutture del Pronto Soccorso perché di facile e immediato accesso indipendentemente dalla gravità e dalla urgenza della patologia. Gli ambulatori territoriali di medicina base, adatti alla prevenzione e cura delle malattie più frequenti, sono invece poco utilizzati. Da un lato c’è il problema della non conoscenza e scarsa informazione rispetto alle possibilità di accedere alle strutture sanitarie territoriali, dall’altro la mancata conoscenza delle procedure amministrative, la sfiducia, la paura di potenziali conseguenze legali, le difficoltà linguistiche impediscono l’avvicinamento ai servizi pubblici.
L’intervento intende, pertanto, sviluppare in maniera coordinata due ambiti: individuazione e avvicinamento ai diritti/bisogni di salvaguardia della salute presenti e/o espressi dagli utenti e dalle loro comunità; sviluppo di possibilità occupazionali che favoriscano la valorizzazione di competenze e promuovano percorsi di integrazione.
L’intervento, nel suo complesso, ha come scopo la sensibilizzazione e il successivo inserimento lavorativo di soggetti, denominati “facilitatori in ambito socio-sanitario”, che siano in grado di diventare un tramite tra la popolazione rom e le strutture socio-sanitarie del territorio.
I “facilitatori”, acquisita consapevolezza del proprio ruolo, dei diritti e doveri connessi, della possibilità di utilizzare i servizi socio-sanitari, potrebbero agire sulle strutture organizzative e culturali delle comunità di appartenenza. Il progetto si compone di due macro-azioni: la prima, quella di accompagnamento, comprende un pacchetto formativo di 40 ore di alfabetizzazione di lingua italiana e 80 ore di informazione e formazione sulle tematiche socio sanitarie. Al termine della prima azione è prevista inoltre la realizzazione di due ‘Guide al territorio e ai servizi” che saranno rivolte al personale socio-sanitario sul miglioramento della comunicazione in-group e alla popolazione Rom in riferimento alla comunicazione verso i servizi socio-sanitari .
La seconda azione, quella del tirocinio, è volta a facilitare il raggiungimento di alcuni degli obiettivi finali del progetto stesso. Da una parte l’inserimento o il reinserimento lavorativo e dall’altro l’acquisizione delle competenze sull’educazione alla salute.










